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     Rivista Liturgica 101/2 (2014)

    FILOSOFIA E LITURGIA:

    Quale dialogo?

     

    Scarica l'Estratto del Fascicolo

    Confrontarsi con la filosofia nell’intento di valutare quale apporto possa recare alla comprensione dell’azione liturgica non è del tutto pacifico, soprattutto nell’ambito liturgico italiano. Tuttavia, riconsiderare la prassi liturgica, l’actio umana-divina, il celebrare per ritus et preces quale ambito di partenza e di arrivo della liturgia, apre a una ricerca che postula aperture alle cosiddette scienze umane e, tra queste, la stessa filosofia. L’assunzione del tema filosofico per la ricerca liturgica avviene, quindi, per un confronto chiarificatore tra teologia e antropologia e per offrire chiarimenti circa l’azione liturgica cristiana, andando oltre la singolare e ampia attenzione posta alle scienze storiche. Dove aver compreso che cos’è la liturgia, sorge la necessità di intenderne la natura, di cogliere il perché della liturgia e questo per ponderare come attuare e partecipare all’evento celebrato. In questo fascicolo si propongono contenuti che suggeriscono e segnalano approcci alla relazione tra il filosofico e il liturgico; che ne fanno intravedere l’utilità reciproca e anche l’opportunità temporale del considerare la relazione. È una proposta che vuole aiutare a pensare, segnalare piste di ricerca formativa da perseguire con ulteriori investigazione non solo di tipo accademico, ma anche sul versante pastorale dove l’usualità di certe affermazioni (azione, partecipazione, rito, simbolo, esperienza, presenza) rischia una seria equivocità che dissolve l’autenticità dell’esperienza vissuta.

     

    Sommario     pp. 259-265

    Editoriale     pp. 267-271

    STUDI   

    A. Grillo       pp. 273-302
    Filosofia e liturgia: quale rapporto? Prospettive filosofiche nella svolta tardo-moderna del pensiero liturgico
    La relazione tra pensiero filosofico e sapere liturgico viene presentata secondo quattro criteri: a un «catalogo per autori e per scuole» segue un «catalogo per soggetti e per temi»; quindi si passa a una discussione degli apporti filosofici nella recente elaborazione del tema «sacramento», per poi soffermarsi soltanto sulla «via fenomenologica» nella sua accezione più ampia. La tesi è che non solo la filosofia è una mediazione necessaria al sapere liturgico, ma anche che la riflessione sulla liturgia, quando assunta in modo rigoroso, contribuisce significativamente al pensiero filosofico.

    The relation between philosophical thought and liturgical knowledge is presented here according to four criteria: a «catalogue of authors and schools» is followed by a «catalogue of subjects and themes»; then it is reported a discussion about philosophical contributions to the issue «sacrament» and finally the author dwells only upon the «phenomenological way» in its most wide meaning. The argument is that not only philosophy is a necessary mediation to the liturgical knowledge, but also the reflection on liturgy, when it is assumed in a rigorous way, gives a significant contribution to the philosophical thought.

    R. Fanciullacci      pp. 303-320
    Fatti, azioni e forme dell’agire. Tra filosofia dell’azione e filosofia pratica
    Muovendo dal classico libro di E. Anscombe, Intention, vengono enucleati tre temi della filosofia analitica dell’azione su cui può aprirsi uno scambio con la ricerca teologico-liturgica. Le azioni non sono riducibili a fatti perché abitano uno spazio di significati a cui rispondono e che contribuiscono ad articolare. Questi significati sono intrecciati, più o meno direttamente, anche agli ideali più alti e alle questioni esistenziali più profonde. Questo intreccio, però, accade innanzitutto a livello delle forme dell’agire socialmente intessute e non a livello della riflessione esplicita degli agenti: esiste comunque una dialettica tra queste forme e le parole che usiamo per comprenderle, dialettica che, da un lato, nutre queste parole, dall’altro, impedisce alle forme di chiudersi su se stesse.

    Starting from the classical book by E. Anscombe, Intention, three issues of analytical philosophy about the action are explained. Upon these an exchange can be opened with the theological-liturgical research. Actions are not to be reduced to deeds, because they inhabit in a space of significances to which they answer and which they contribute to organize. These significances are connected, more or less directly, also to the highest ideals and deepest existential questions. This interlacing, however, happens overall with reference to the acting forms that are socially interlaced, but not with reference to the clear reflection of the persons who are acting. But in any case a dialectic exists between these forms and the words we use in order to understand them. This dialectic, on the one hand, feeds these words, and on the other hand, prevents these forms from withdrawing into themselves.

    A. Ponso      pp. 321-334
    Dal mistero all’effetto in Giorgio Agamben. Una critica a Opus Dei. Archeologia dell’ufficio
    La ricerca che impegna Agamben, relativa ai meccanismi fondativi del potere nella modernità, ha incrociato tematiche sempre più teologiche, occupandosi dell’economia divina, sia delle forme di vita che traspaiono dalle regole monastiche, sia dai concetti di «sacramento» applicati al linguaggio e, in particolare, al giuramento. Ma con l’Opus Dei il suo interesse si dirige verso la pratica liturgica. Ed è interessante poterne indagare le direzioni dall’interno della riflessione liturgica, perché ciò può mostrare la percezione che la filosofia possiede della liturgia stessa. I punti in cui l’analisi di Agamben è meno condivisibile sono quelli più interessanti per la riflessione liturgica, perché possono diventare fonte di indagine su presupposti non detti e non esplicitati, che appartengono parimenti alla filosofia e alla teologia.

    The research on which Agamben is engaged about the mechanisms that found the power in the modern age, has crossed more and more theological issues, so he has dealt with the divine economy and with the life’s forms that appear from monastic rules as well from the concepts of «sacrament», when they are applied to the language and particularly to the oath. But with the Opus Dei his interest is now directed to the liturgical practice. And it is interesting to investigate the directions of this research within the liturgical reflection, because it can show how philosophy perceives the liturgy itself. The points that are less shareable in Agamben analysis are the most interesting for the liturgical reflection, because they can become a source of an investigation about non-spoken or non-explicit assumptions that belong to philosophy as well to theology. 

    S. Lupini pp. 335-350
    Polarità e contributo ludico-estetico nell’ermeneutica liturgica di Romano Guardini
    Lo Spirito della liturgia (1919) è l’opera che R. Guardini dedica, in un tempo e contesto contrassegnato dal novum della modernità disincantata, alla celebrazione dell’aspetto epifanico del sacro culto. Lo scritto – che mantiene l’idea di polarità tipica del Guardini – presenta un parallelismo sui generis tra il simbolismo e la spiritualità del gesto liturgico e la paradossalità propria dell’esperienza ludico-artistica. I rimandi simbolici della creazione e del gioco esprimono, secondo l’originale interpretazione del pensatore, le trasposizioni estetico-esistenziali dell’enigmaticità del mistero soprannaturale. Inoltre, l’attenzione riservata alla dimensione estetica, quale orizzonte di manifestazione sublime del numinoso, si tradurrà in occasione per evidenziare l’indiscusso primato del concreto vivente singolare – manifestatosi nell’amore salvifico – dinanzi all’insufficienza dell’autocrazia volontaristica e concettuale dell’etica moderna. Solo nella penombra silenziosa – illustra Guardini – si svela il senso profondo e ineffabile del mistero trascendente: la manifestazione del Logos attraverso una scuola di carne, la traccia sublime e in-attesa dell’Amore.

    The Spirit of Liturgy (1919) is the work that R. Guardini dedicates to the celebration of the epiphanic aspect of the sacred cult, in a time and context that was marked by the novum of a disenchanted modernity. The work – that keeps the polarity’s idea, which is typical for Guardini – presents a parallelism sui generis between symbolism and spirituality of the liturgical gestures and the paradoxicality of the playful and artistic experience. According to the Author’s original interpretation, the symbolic references to the creation an to the play express the aesthetic-existential transportations of the supernatural mystery’s enigma. Moreover, the attention that is reserved to the aesthetic dimension, as an horizon where the numinous shows itself in a sublime way, becomes an opportunity of stressing the undoubted primacy of the singular concrete living – that has revealed himself in the saving love – in front of the incapacity that the modern ethics has proved by its voluntary and conceptual autocracy. Only in the silent twilight – Guardini illustrates – the deep and ineffable sense of the transcendent mystery reveals itself: the Logos’ revelation through a flesh school, the sublime sign that is waiting for Love.

    B. Bordignon pp. 351-366
    L’apporto del personalismo alla comprensione del soggetto celebrante
    Una visione della persona umana, quale relazione creata con Dio, che è relazioni, comporta l’apertura delle persone nella verità e nell’amore, con un investimento del proprio capitale umano ed economico, come si ha insegnato il Vangelo. L’azione liturgica, quale azione della persona umana, è fondamentalmente relazione con le persone divine e con tutte le persone umane. L’adorazione di Dio e la partecipazione al mistero di Cristo ci porta a interagire nella verità e nell’amore per investire tutto noi stessi nello scambio e nel dono con tutte le altre persone, per la nostra realizzazione nella perfezione divina secondo la vocazione trascendente, alla quale siamo chiamati. Pertanto, le singole persone, in quanto compiono l’azione liturgica, realizzano se stesse in relazione con Dio e con gli altri, poiché tutti siamo relazione, e costruiscono pure la convivenza civile.

    A human person’s vision as a created relationship with God, who is relations, implies the persons’ opening in truth and love, together with an investment of one’s human and economic capital, as the Gospel has taught us. The liturgical action, as a human person’s action, is basically a relationship with the divine persons and wit all human persons. Worship of God and taking part in the Christ’s mystery leads us to interacting in truths and love in order to invest all of ourselves in the exchange and in the gift with all other people, so that we can achieve ourselves in the divine perfection according to the transcendent vocation to which we have been called. Therefore the single persons, as they achieve the liturgical action, achieve themselves in relationship with God an with the others, because we all are relation, and build also the civic common life.

    F. Nasini      pp. 367-390
    Uomo e sacramento: un paradigma angelico-razionalistico nella sacramentaria del XX secolo
    Un paradigma soggettivistico-razionalistico moderno ha influenzato a diversi livelli la teologia sacramentaria del Novecento, nella quale è prevalsa una riflessione di tipo concettuale su una sacramentalità originaria appartenente a Cristo e alla Chiesa, limitando la possibilità di comprendere il sacramento nella sua dimensione di evento liturgico-celebrativo e nella sua qualità di azione rituale.

    A rationalist-subjectivist modern paradigm has affected at various aspects the sacramentary theology of the XX century, in which a conceptual reflection has prevailed upon a former sacramentality that belongs to Christ and to the Church. So it was limited the possibility of understanding the sacrament in its dimension of a liturgical-commemorative event and in its quality of ritual action.

    NOTE

    J. Rego      pp. 391-405
    La «forma rituale» nella Sacrosanctum Concilium

    La nozione di «forma rituale» nella Sacrosanctum Concilium non è stata oggetto di studi approfonditi. Come categoria tecnica viene adoperata soltanto durante la discussione del testo conciliare. Il suo rapporto con le nozione più ampie di «forma» e di «rito» giustifica un’indagine che cerca di chiarire il senso di questi termini all’interno del documento, nonché il contributo della nozione di «forma» alla nozione più generica di «ritus». Da questo punto di vista la forma offre un doppio guadagno: aggiunge la dimensione dell’espressione in rapporto alla natura dell’azione rituale; serve a esplorare alcuni dinamismi che in sinergia configurano dal di dentro l’azione liturgica. Tra questi, vengono messi in evidenza la vitalità dello sviluppo storico, la finalità del carisma gerarchico, la diversità della mediazione culturale, e il rapporto tra Logos divino e «logos» umano che giustifica ogni pretesa di discorso sul rito cristiano.

    The notion of «ritual form» in the Sacrosanctum Concilium has not been subject of deep studies. As technical category is used only during the discussion of the Council text. Its relationship with the wider notions of «form» and of «rite» is a good reason for an investigation that tries to clear the sense of these terms within the document, as well the contribution of the «form» notion to the more generci notio of «ritus». From this point of view, the form offer a double profit: it adds the dimension of the expression with reference to the nature of the ritual action; it serves also to explore some dynamisms which in synergy give shape from within to the liturgical action. Among these dynamisms are stressed the vitality of the historical development, the finality of the hierarchical charisma, the variety of the cultural mediation and the relationship between divine Logos and human «logos», that justifies every pretension of a discussion about the Christian rite.

    ORIZZONTI

    J.R. Villar      pp. 407-410
    Chiarimento sugli Ordinariati e le Prelature personali
    A seguito di quanto pubblicato nel n. 3 del 2013 di «Rivista Liturgica» a proposito del «rapporto tra comunità territoriale e assemblea liturgica» si pone una precisazione circa gli Ordinariati e le Prelature personali. Tutto questo allo scopo di offrire al lettore una doverosa informazione, al di là della dialettica delle opinioni che contribuiscono a una visione teologica della complessa realtà ecclesiale.

    Following to what it has been published on the Nr. 3 of the year 2013 of «Rivista Liturgica» about the «relationship between territorial community and liturgical assembly», it is given here a more precise information on Bishopric and personal Prelatures. This note aims to offer to the reader a dutiful information, beyond the dialectic of different opinions that contribute to a theological vision of the complex church reality.

    C. Cibien      pp. 411-421
    Il beato don Giacomo Alberione e «Rivista Liturgica»
    Nel 2014 si ricordano i primi cento anni di «Rivista Liturgica». Anche la Società San Paolo celebra il suo primo centenario, essendo stata fondata il 20 agosto 1914 ad Alba (CN) da don Giacomo Alberione, il quale, da quando «Rivista Liturgica» nacque, ne fu un assiduo lettore. Due sensibilità ecclesiali con molti punti di contatto. Già nel 1912 don Alberione (beato dal 27 aprile 2003) scriveva degli Appunti di Teologia pastorale nei quali la liturgia era molto presente e nei quali, con un larghissimo anticipo sul Concilio Ecumenico Vaticano II, ne mostrava l’importanza per la formazione non solo del clero ma di tutti coloro che del clero erano collaboratori pastorali, in modo particolare le donne (è sempre del 1912 il suo scritto La donna associata allo zelo sacerdotale). Il 10 febbraio 1924 fonderà le Pie Discepole del Divin Maestro, una delle congregazioni della Famiglia Paolina a totale servizio della liturgia.

    In 2014 we remember the first 100 years of «Rivista Liturgica». The Saint Paul’s Society celebrates also its first centennial, since it has been founded on 20th August 1914 in Alba (CN) by don Giacomo Alberione, who has been a steady reader of this magazine since its birth. Two ecclesial sensibilities, with many points of contact. Already in 1912 don Alberione (blessed since 27th April 2003) wrote some Appunti di Teologia pastorale [«Notes of pastoral theology»], in which liturgy is very present and in which it was shown, many years before the Vatican Council II, its importance for the formation not only of the clergy, but of all who were clergy’s pastoral collaborators, and the women, in a particular way (always in 1912 he wrote La donna associata allo zelo sacerdotale [«The woman associated to the priestly zeal»]). On 10th February 1924 he will found the Institute of Pie Discepole del divin Maestro («Saint Pauls’ Sisters») one of the Congregations of the Pauline Family, that is to the full service of the liturgy.

    A. Lameri pp. 422-430
    Tra Sinodi continentali e nuova evangelizzazione: la dimensione missionaria dell’azione liturgica
    Dopo un’introduzione sul rapporto tra evangelizzazione e liturgia, considerato alla luce delle dinamiche della cosiddetta nuova evangelizzazione, la nota rilegge le Esortazioni apostoliche post-sinodali di san Giovanni Paolo II seguite ai Sinodi continentali celebrati nel cammino di preparazione al giubileo dell’anno 2000. Al termine si tenta di delineare alcuni elementi che aiutino a comprendere il contributo del celebrare cristiano in ordine alla missione della Chiesa.

    After an introduction to the relationship between evangelization and liturgy, that it is taken into consideration in the light of the new evangelization, this note rereads the post-synodal Apostolic Exhortations by the saint John Paul II, that he issued after the continental Synods which were celebrated as preparation to the Jubilee Year 2000. Finally the A. tries to outline some elements that could help to understand the contribution of the Christian celebration to the Church’s mission.

    A. Ivorra pp. 431-439
    Mani che si stendono e si uniscono: teologia del saluto liturgico
    Nell’approfondimento degli elementi gestuali ed eucologici della liturgia, il saluto liturgico è solito passare in secondo piano. Ciò nonostante, la sua presenza è testimone della perenne azione dello Spirito Santo nella Chiesa. Nel corso della storia e nei diversi riti, i saluti hanno cambiato di posizione e numero. Ciò ha motivato liturgisti di ogni epoca a voler meglio comprendere il senso del saluto liturgico nel suo locus celebrationis. Con questa approssimazione, i saluti in generale si comprendono in vari sensi: espressione di fraternità, riconoscimento del potere sacerdotale e la dimensione epicletica.

    When the gestural and euchological elements of liturgy are subject of a deeper study, the liturgical greeting is usually put in the shade. In spite of this, its presence is a witness of the perennial action of the Holy Spirit within the Church. During the history and among the different rites, greetings have changed their position and number. This has given to the liturgists of every time a good reason for understanding the sense of the liturgical greeting in its locus celebrationis. Roughly we can say that generally greetings are understood in various senses, as an expression of brotherliness, as an acknowledgment of the priestly power and as an epiclesis dimension.

    RECENSIONI E SEGNALAZIONI pp. 441-448

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