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    Rivista Liturgica 102/1 (2015)

    LITURGIA E POVERTA EVANGELICA

    Scarica l'estratto del Fascicolo

     

    Tra le diverse esigenze avvertite dal popolo di Dio nel cammino di approfondimento della riforma liturgica vi è l’esigenza evangelica di una liturgia secondo lo stile di Gesù: semplice e umile, attenta ai più lontani e aperta ai bisogni dell’umanità. Si può e si deve parlare di una liturgia “povera”, a immagine di Gesù povero? Il riferimento allo stile “povero” di Gesù deve essere accorto. Il rischio di una certa retorica è in agguato, soprattutto là dove si pongono in relazione realtà di ordine differente, seppure strettamente collegate: da una parte, i gesti della vita di Gesù che appartengono alla dimensione quotidiana della vita, nell’ordine della prossimità esistenziale; dall’altra parte, i gesti della ritualità che appartengono alla dimensione “celebrativa” della vita, nell’ordine della differenza simbolica. La questione del rapporto tra ordine rituale e ordine evangelico chiede di essere affrontata su due livelli fondamentali, tra essi collegati: quello del legame tra liturgia e attenzione verso i poveri (o, per utilizzare termini affini, del legame tra liturgia e diaconia, carità, missione, testimonianza, solidarietà, impegno etico), per una liturgia che non volge le spalle al mondo; e quello di uno “stile liturgico” improntato a quella “nobile semplicità” (SC 34) che è ispirata e misurata da un’estetica della carità evangelica; stile liturgico che di fatto acquisisce varie connotazioni secondo il contesto ecclesiale e culturale in cui l’actio si attua.

     

    INDICE GENERALE DEL FASCICOLO

    Sommario     pp. 3-12
    Editoriale     pp. 13-18

    STUDI

    E. Bianchi      pp. 19-28
    L’Eucaristia come condivisione
    “Eucaristia come condivisione”: l’articolo sviluppa tale rapporto essenziale mediante tre itinerari. Dopo un’analisi sommaria dell’istanza della condivisione secondo l’Antico Testamento, si procede a una rilettura del gesto eloquente e performativo di Gesù, che costituì uno dei titoli più antichi del sacramento eucaristico: la frazione del pane. Infine, mediante una reinterpretazione di 1Cor 11,17-34, si mette in luce una verità troppo spesso rimossa: “discernere il corpo del Signore” significa discernere sia il suo corpo sacramentale nel pane e nel vino, sia il suo corpo ecclesiale nei corpi dei fratelli e delle sorelle, soprattutto gli ultimi, i più poveri. Si comprende dunque come non possa esservi separazione tra culto e vita: l’etica dell’amore fraterno, cioè della condivisione e del servizio reciproco (si veda il parallelo giovanneo della lavanda dei piedi rispetto all’istituzione eucaristica dei sinottici e dell’Apostolo Paolo), ha realmente un valore “sacramentale”.

    “Eucharist as sharing”: this article develops such essential relationship trough three ways. After a concise analysis of the sharing instance according to the Old Testament, it goes on re-reading the eloquent and performing gesture by Jesus, that was one of the most ancient titles for the Eucharistic sacrament: the breaking of the bread. Finally, thanks to a re-interpretation of 1 Co 11,17-34 a too often forgotten truth is again emphasized: “discerning the body of the Lord” means both his sacramental body in the bread and wine and his ecclesial body in the bodies of brothers and sisters, above all in the last and poorest of them. Therefore we understand how it is not possible a separation between worship and life: brotherly love’s ethic, i.e. sharing and mutual service ethic (see St. John’s parallel of washing of feet in regard to the Eucharistic institution of the Synoptic Gospels and of the apostle Paul), has really a “sacramental” value. 

     

    E. Galavotti      pp. 29-41
    Liturgia e povertà al Concilio Vaticano II
    Con il radiomessaggio dell’11 settembre 1962 Giovanni XXIII inserì un punto cruciale per l’ordine del giorno del Vaticano II, presentando la
    Chiesa cattolica come una Chiesa senza confini ideologici, ma che soprattutto si metteva al servizio dei poveri. In seno al Vaticano II iniziarono così a prendere forma iniziative di vario genere per dare piena attuazione a questo invito del papa, e il tema della povertà della Chiesa entrò a pieno titolo nei dibattiti dei documenti conciliari, particolarmente nel De liturgia e nel De ecclesia. C’era chi intendeva anzi far ruotare tutto il corpus del Vaticano II attorno alla questione della povertà della Chiesa. Il Concilio ha recepito solo in parte questo invito di Giovanni XXIII, che attende ancora di essere pienamente valorizzato a livello liturgico e catechetico.

    With his radio message of 11th September 1962, pope John XXIII inserted a crucial point in the agenda of Vatican II, because he presented the Catholic church as a church without ideological borders, but above all as church that wanted to be in service of poor people. So, within Vatican II began to take shape different initiative, aiming to put fully in effect pope’s invitation; the issue of church’s poverty entered completely in Council’s documents, particularly in De Liturgia and in De Ecclesia. Moreove, there were some fathers who wished that all the corpus of Vatican II had at its centre the question of church’s poverty. The Council has received only partially pope John’s invitation, which waits still now to be fully improved at liturgical and catechetic level.

     

    P. Tomatis      pp. 43-56
    Liturgia e mondanità spirituale
    Dopo aver chiarito il concetto di mondanità spirituale in Evangelii gaudium (1), lo studio si propone di evidenziare la possibile manifestazione liturgica di tale mondanità. Essa apparirà come una tentazione connaturale alla liturgia, là dove il necessario “apparire” delle forme sensibili è continuamente esposto al pericolo della “apparenza” (2). Da qui la ricerca di quei criteri, interni alla liturgia stessa, ritenuti capaci di scongiurarne la deriva mondana: tali criteri saranno individuati nei principi dell’ordinamento e dell’orientazione, dell’adattamento e della carità, della “nobile semplicità” (3), capaci di rendere la liturgia stessa un antidoto alla mondanità spirituale (4).

    After having explained the concept of spiritual worldliness in Evangelii gaudium (1), this essay aims to highlight the possible liturgical display of such worldliness. It shall appear as a temptation that is part of the liturgy’s nature, where the necessary “appearing” of its sensible forms is continuously exposed to the danger of “appearance” (2). Therefore we have to seek which are the criteria, internal to the liturgy itself, that are considered as able to prevent the worldly drift of the liturgy: such criteria are identified in the principles of the liturgical Order and orientation, of adaptation and charity, of the “noble simplicity” (3), which are able to make the liturgy itself an antidote against the spiritual worldliness.

     

    M. Di Benedetto      pp. 57-67
    Admirabile commercium. La celebrazione eucaristica tra reconnaissance e condivisione: per una configurazione liturgica dello scambio etico dei beni
    La partecipazione attiva all’eucaristia mette in contatto con una serie di dati testuali e rituali che manifestano la natura simbolica del “meraviglioso scambio” realizzato dalla celebrazione. In un’epoca caratterizzata dalla pervasività dei dati economici e degli scambi commerciali, nonché da drammatiche disuguaglianze e precarietà sociali, il recupero filosofico di una fenomenologia del dono e del riconoscimento in ambito scientifico-liturgico può attivare alcuni percorsi di ermeneutica mistagogica dell’eucaristia che meglio favoriscono il processo di configurazione dello scambio cerimoniale dei doni quale fondamento liturgico di una rifigurazione secolare dello scambio etico dei beni.

    The active participation to the Eucharist brings people in contact with a series of textual and ritual data that show the symbolic nature of the “wonderful exchange” performed by the celebration. In a time that is characterized by the omnipresence of economic data and commercial exchanges, as well by striking social inequalities and precariousness, the philosophical retrieval of a phenomenology of gift and of gratitude within the scientific-liturgical milieu, can activate some ways of mystagogical hermeneutics of the Eucharist that can better support the configuration process during the ceremonial exchange of gifts, so that I appears as the liturgical foundation of the secular representation of the ethic goods exchange.

     

    G. Zanchi      pp. 69-81
    Bellezza e povertà si incontreranno: splendore della verità e grazia dell’essenziale
    La prima questione che viene in mente correlando il tema della bellezza con quello della povertà, nel contesto dell’ordine liturgico, riguarda l’opportunità di investire risorse economiche nella costruzione di una chiesa o nella qualità artistica degli oggetti che le sono necessari. Il tema naturalmente non è senza fondamento. Ma la necessaria presenza di una autentica povertà che sia a servizio di una vera bellezza, chiama in causa anche dinamiche più sottili che attengono agli atteggiamenti e ai modi, a quelle sottili differenze qualitative nelle quali prende corpo la forma giusta dell’azione liturgica. Bellezza e povertà sono gli ingredienti della verità del gesto rituale. La povertà è anzitutto atteggiamento di fondo del rito, senza il quale la bellezza che ne nasce non sa persuadere. Prende forma così quell’etica della misura divenuta il canone estetico della riforma liturgica sotto l’espressione di «nobile semplicità». Questo criterio riguarda l’intero dispositivo rituale per via della sua originaria e fondamentale natura «estetica». Ma proprio questo complica il tema del suo discernimento. La natura sfuggente di questi criteri, che chiamano in causa una sapienza pratica più che distinzioni logiche, rendono assai articolato un discernimento in merito. In ogni caso sembra essere tornato il kairos della domesticità. Non significa ideologia dello scioglimento. Significa possedere il senso di quella sobrietà che testimonia.

    Beauty and poverty shall meet: Truth’s splendour and grace of the essential beauty and poverty, in the liturgical context, is the opportunity of investing economic resources by building a church or about the artistic quality of the necessary objects for its celebrations. This issue is not without a ground. But the necessary presence of an authentic poverty that be in service of a true beauty, includes more subtle dynamics too, which refer to attitudes and behaviours, those subtle qualitative differences that embody the right form of the liturgical action. Beauty and poverty are the ingredients of the ritual gesture’s truth. Above all poverty is a fundamental attitude of the rite, without which the beauty rising from it cannot be persuasive. So an ethic of measure takes form, that has become the aesthetic canon of the liturgical reform according the expression of «noble simplicity ». This criterion regards the whole ritual disposition, because of its primary and fundamental aesthetic nature. But just this aspect complicates the issue of its discernment. The escaping nature of these criteria, that require a practical wisdom rather than logical distinctions, make very articulate the related discernment. In any case it seems that the kairòs of domesticity has come back. This does not mean an ideology of dissolution, but it means having the sense of the simplicity of which the rite is witness.

     

    NOTE


    G. Boselli      pp. 83-92
    Chiesa, povertà e liturgia. Antologia di testi patristici
    Breve antologia di testi dei santi padri – dalla Didascalia degli apostoli a Bernardo di Clairvaux – che ha come tema la povertà e sobrietà nella vita del singolo cristiano come in quella della Chiesa intera. Gli autori ricordano, agli altri oltre che a se stessi, quale deve essere lo stile dell’uomo e della donna battezzati e tra di essi, in particolare, dei pastori. Il biasimo per l’ostentazione della ricchezza, l’eccesso di onori e lo sfarzo delle vesti non è sempre e immediatamente riferito alla liturgia, tuttavia non è difficile cogliere come lo spirito che muove i santi padri abbia delle ovvie implicanze anche nei confronti dei riti liturgici.

    A short anthology of texts by the holy fathers – from Didascalia Apostolorum until Bernard of Clairvaux – that is about the issue of poverty and simplicity in the life of the single Christian as well in the life of the whole Church. The authors remind, to others besides themselves, what has to be the style of men and women who have been baptized, and among them particularly the style of pastors. The reproof for a displayed richness, for the excess of honours and magnificence of garments is not always and not immediately referred to liturgy, but it is not difficult to perceive how the spirit that moves the holy fathers has obvious implications also towards the liturgical rites.

     

    C.U. Cortoni      pp. 93-103
    Liturgia e povertà nella Chiesa medievale
    Il rapporto tra povertà e liturgia nella Chiesa medievale è caratterizzato da un ritorno alla ecclesiae primitivae forma delle prime comunità cristiane, come abbozzate nel libro degli Atti, in un tempo compreso tra XI e XIII sec., durante il quale la rinascita del monachesimo è segnata dal recupero della vita apostolica, attraverso un richiamo al valore cristiano del lavoro manuale come primo segno di quella povertà che portò alla spoliazione degli spazi liturgici, e la comparsa degli Ordini mendicanti, che ispirandosi alla grande riforma in chiave pauperistica dei Cistercensi, adottarono una liturgia consona alla propria missione nelle città, di cui il breviario, rivisitato da Francesco di Assisi per tradurre in liturgia il mistero dell’imitatio Christi, rappresentò uno dei più efficaci strumenti. Il recupero del modello comunitario degli Apostoli nel processo di rinnovamento della vita monastica tra XI e XIII sec., e lo sviluppo successivo dei movimenti pauperistici del Basso Medioevo, rappresentano una risposta della Chiesa al duplice processo di trasformazione della società civile con la rinascita della città e con la ricezione della nuova ecclesiologia portata dalle riforme gregoriane.

    The relationship between poverty and liturgy in medieval Church is marked by a coming back to ecclesiae primitivae forma of the first Christian communities, as they are presented in the book of Acts: this return happened in a time between XI and XIII century, a time in which the rebirth of the monasticism is marked by the recovery of apostolic life, through a remind to the Christian value of manual labour as first sign of that poverty that brought to the spoliation of liturgical spaces. In this time appeared also the new Mendicant Orders, which were inspired by the great Cistercian ideal of poverty and adopted a liturgy that was consonant with their own mission inside the cities. The breviary, that was revised by Francis of Assisi in order to transfer into the liturgy the mystery of the Imitatio Christi, represented one of most effective tools in this sense. The recovery of the Apostolic communitarian model during the renewal of the monastic life between XI and XIII century and the following development of movements inspired by a poverty ideal in lower Middle Ages are the answer of the church to the double process of transformation happened in the civil society because of the revival of cities and the reception of the new ecclesiology introduced by the Gregorian reforms. 

     

    E. Genre      pp. 105-122
    Sempre con noi…
    La relazione “liturgia-poveri” costituisce un dossier aperto sin dalla Chiesa primitiva. La riforma protestante del XVI secolo ha accolto questa sfida in un tempo in cui la chiesa aveva abdicato al suo mandato diaconale. L’A. pone all’attenzione dei lettori due diversi contesti in cui i riformatori si sono impegnati: la Zurigo di H. Zwingli e la Ginevra di G. Calvino. Mentre Zwingli ha assunto i concetti di semplicità e di povertà per riformulare la liturgia di Zurigo, affidando al Magistrato cristiano il compito di provvedere alla diaconia, Calvino ha cercato, al seguito di At 2,42, di risalire alle fonti bibliche per restituire alla chiesa cristiana il suo volto diaconale smarrito nel corso dei secoli. Per Calvino il culto cristiano non si esaurisce nella relazione parola-sacramento; esso ha bisogno anche di preghiera e di solidarietà (koinonia); la caritas non può essere affidata unilateralmente all’autorità civile: resta compito specifico della chiesa.

    The relationship “liturgy-poor” is an open dossier since the primitive Church. The Protestant reform of XVI century welcomed this challenge in a time when the Church had abdicated to its diaconal mission. The A. draws the attention of the readers to two different contexts, in which the reformers were engaged: the Zurich of H. Zwingli and the Geneva of J. Calvin. While Zwingli assumed the concepts of simplicity and poverty in order to reformulate Zurich’s liturgy, entrusting the Christian Magistrate with the task of providing to the diaconate, Calvin tried to return to the biblical sources according to Ac 2,42, in order to give back to the Christina Church its diaconal aspect that was lost over the centuries. For Calvin the Christian worship does not exhaust itself in the relationship Word-Sacrament; it needs also prayer and solidarity (koinonia); the caritas cannot be entrusted unilaterality to the civil authority: it remain a specific task of the Church. 

     

    I. Schinella      pp. 123-138
    La pietà popolare e la socialità del popolo di Dio
    L’articolo parte dalla valorizzazione della pietà popolare in Evangelii gaudium, delinea l’identità “liturgica” delle manifestazioni della pietà popolare proprie della Chiesa quale comunità della memoria (EG 13), fa emergere il soggetto dei poveri, di cui fa parte la creazione, sprigiona la forza sociale e politica delle diverse forme popolari, individua la città alta e altra del Vangelo, frutto proprio dei protagonisti della pietà popolare, a cominciare dalle Confraternite. Conclude una riflessione sulla capacità della pietà popolare di generare una cultura amante della vita, bioetica, ecumenica, meticcia, globale.

    This article begins from a renewed evaluation of the popular devotion, made in Evangelii gaudium. Then it is outlined the “liturgical” identity of the popular devotions that are typical for the Church as community of memory (EG 13). The poor are identified as subject, of whom also creation is part; the different popular forms have a social and politic strength; the high and other city of the Gospel is individuated as a fruit generated by protagonists of popular devotion, starting from confraternities. Finally a consideration is proposed about the function of the popular devotion that is able to produce a culture which loves the life, and is bioethical, ecumenical, mestizo, global.

     

    ORIZZONTI

     

    M. González López-Corps      pp. 139-153
    Alcune fonti per lo studio dell’antica liturgia ispanica
    La selezione è forzatamente incompleta; lo studio si concentra in alcune fonti che permettono di conoscere la celebrazione dei sacri misteri nell’area europea più occidentale, che a partire dal sec. V si è soliti chiamare «area gotica». L’obiettivo è di soffermarsi sulla presentazione delle fonti circa l’Eucaristia, essendo questo il sacramento che continua a essere celebrato secondo il modo occidentale antico nel Rito Ispanomozarabico. Il contributo offre in cinque sezioni tematiche la bibliografia su ciascuna di esse. La celebrazione dell’Eucaristia in Rito Mozarabico davanti ai Padri del Concilio Vaticano II (15 ottobre 1963) suscitò l’interesse per la vecchia liturgia, che risuonava ancora sotto le volte di Toledo e di Salamanca. Una testimonianza viva dell’antica liturgia occidentale che meriterebbe il rispetto e la considerazione di tutta la Chiesa (cf. SC 4). Lo studio delle sue fonti sta dando luogo a una interessante rinascita di questa antica liturgia in terra di Spagna.

    This selection is of necessity incomplete: the study concentrates about some sources that allow to know the celebration of the sacred mysteries in the most western European area, that since the V century we are accustomed to call “Gothic area”. The purpose is to deal with the presentation of the sources about Eucharist, because it is this sacrament that continues to be celebrated according the ancient western way of the Hispanic-Mozarabic rite. This contribution offers in five thematic sections a selected bibliography about ac one of them. The celebration of the Eucharist according the Mozarabic rite, that happened in the presence of the Fathers during the Vatican II Council (15th October 1963), stirred up the interest for the ancient liturgy, that was still resounding under the vaults of Toledo and Salamanca cathedrals. It is a lively witness of the ancient western liturgy, that should deserve the respect and consideration of the universal Church (cf. SC 4). The study of its sources is producing an interesting renewal of this ancient liturgy in the land of Spain.

     

    J.-M. Ferrer Grenesche      pp. 155-167
    La celebrazione nel rito ispano-mozarabico
    Lo studio offre un primo approccio all’ars celebrandi nella liturgia ispana. In primo luogo cerca di chiarire la cornice normativa di questo rito. Dopo si percorrono i Praenotanda del nuovo Messale, per considerare gli aspetti generali della celebrazione e, finalmente, si attua un percorso lungo l’Ordinario della Messa ispana, seguendo pian piano il Liber Offerencium. Da questo studio emergono due proposte: a) non
    conviene riempire arbitrariamente i vuoti normativi dei nuovi libri con ricerche storiche «personali»; b) piuttosto bisognerebbe essere fedeli a quanto scritto nelle nuove norme e dove possa esserci una vera e propria mancanza, riempire il vuoto con la norma immediatamente precedente alla riforma. Finalmente si propone una struttura di supporto dell’Ordo Missae ispano che può aiutare a capire il senso liturgico dei diversi elementi celebrativi all’interno di questa antica forma liturgica.

    This study offers a first approach to the ars celebrandi within the Hispanic liturgy. First it tries to explain the normative frame of this rite. Then are examined the Praenotanda of the new Missal, in order to take into consideration the general aspects of the celebration, and finally it is achieved an itinerary through the Ordinary of the Hispanic Mass, following step by step the Liber Offerencium. From this study two proposals emerge: a) it is not convenient to supply arbitrarily the normative absences of the new books by historical «personal» researches; b) it should be rather necessary to be loyal to the new norms and where there can be a true deficiency, it could be possible to fill the gap with the norm immediately preceding the reform. Finally it is proposed a structure for supporting the Hispanic Ordo Missae, so that to have an help for understanding the liturgical sense of the different celebrative elements within this ancient liturgical form. 

     

    A. Ivorra      pp. 168-175
    La teologia eucaristica del rito mozarabico
    Parlare di teologia eucaristica significa trattare non pochi aspetti. Lo studio si concentra su questioni più classiche, come la consacrazione dei doni e la teologia del memoriale. La teologia del memoriale, oltre ad essere un luogo comune dopo la riflessione di Odo Casel, permette di scoprire alcune intenzionalità proprie del rito mozarabico. Ne scaturisce una pagina preziosa per cogliere ulteriori aspetti circa la teologia eucaristica che in ordine al rito mozarabico può essere così sintetizzata: a) l’epiclesi sopra le oblate occupa un posto di preferenza nella riflessione teologica, nell’espressione rituale ed eucologica; b) la teologia del memoriale, più primitiva nel rito visigotico mira all’adempimento del mandato di Cristo nell’Ultima Cena; c) questo desiderio di adempiere il mandato di Cristo dà motivo di esistere alla narratio institutionis. – A questi tre aspetti, si deve aggiungere che non esiste nell’ordo missae nessun gesto epicletico sopra i doni. L’unico segno di croce nell’embolismo susseguente al Post Pridie è la sola espressione rituale dell’epiclesi. Non si osserva neppure alcun gesto speciale nella narratio institutionis: solo si ascolta l’amen dopo le parole sul pane e sul vino, come nelle liturgie orientali. Queste assenze cerimoniali mostrano l’importanza che la liturgia ispanica dà all’epiclesi che fa seguito al racconto dell’istituzione.

    Speaking about Eucharistic theology means having to deal with a lot of aspects. This essay concentrates about more classical questions, as the gifts consecration and the theology of memorial. This theology, that has become a commonplace after Odo Casel’s considerations, allows to discover some intentionalities that are typical for the Mozarabic rite. From it arises a precious page for understanding further aspects about Eucharistic theology, which can be so synthetized according to Mozarabic rite: a) the epiclesis super oblata holds a preference place in the theological consideration as well in the ritual and euchologic expression; b) the theology of memorial, that is more primitive in the Visigothic rite, is aiming to the achievement of Christ’s mandate during the Last Supper; c) this desire of accomplishing Christ’s mandate is the reason for the existence of the narratio institutionis. To these there aspects we must add that it does not exist in the Ordo Missae any gesture of epiclesis over the offerings. The single sign of cross in the embolism following the Post Pridie is the only ritual xpression of the epiclesis. Also in the narratio institutionis we don’t see any special gesture: we hear only the Amen after the words over the bread and wine, as in the Eastern liturgies. These ceremonial absences show the importance that the Hispanic liturgy gives to the epiclesis following the institution’s narration.

     

    F.M. Arocena      pp. 176-185
    Le collette salmiche dell’Ufficio ispanico
    Lo studio introduce nelle orationes super psalmos, conosciute come «collette salmiche» del rito ispanico, con la specifica attenzione rivolta
    alla caratteristica di questo genere eucologico in ambito mozarabico, e al suo contributo alla spiritualità liturgica. I testi suscitano un’attesa
    speciale dopo che la Institutio Generalis de Liturgia Horarum promise un Supplementum ai quattro volumi tipici dell’Ufficio divino, che avrebbe contenuto le collette per ciascuno dei salmi. Sfortunatamente questo quinto volume dopo quasi mezzo secolo non ha ancora visto la luce. Se l’edizione del nuovo Lezionario biennale patristico dell’Ufficio divino sarà di prossima uscita, forse la Congregazione del Culto divino potrà offrire alla Chiesa questo Supplemento già annunciato dalla Institutio. In ogni caso, le collette salmiche sono destinate a occupare un posto significativo nella celebrazione della Liturgia delle Ore.

    This essay is an introduction to the orations super psalmos, which are known as «psalmic collects», with a specific attention due to the peculiarity of this euchologic kind within the Mozarabic rite and to its contribution to the liturgical spirituality. These texts let arise a special expectation since the Institutio Generalis de Liturgia Horarum promised a Supplementum to the four typical volumes of the Divine Office, which should contain collects for each one psalm. Unfortunately this fifth volume has not yet been printed after nearly half century. If the edition of the new patristic biennial Lectionary of the Divine Office shall be printed in a short time , the Congregation for Divine Worship shall be able to offer to the Church this Supplementum, that was already announced by the Institutio. In any case, the psalmic collects are destined to take a significant place within the celebration of the Liturgy of the Hours.


    RECENSIONI E SEGNALAZIONI      pp. 186-192

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