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    Rivista Liturgica 102/3 (2015)

    SANTI E BEATI NEI CALENDARI PARTICOLARI

    Scarica l'estratto del Fascicolo

     

    Tra gli innumerevoli ambiti propri della liturgia ce n’è uno che finora non è mai stato trattato ex professo dalla Rivista Liturgica: quello relativo ai Calendari particolari e a tutto ciò cui essi rinviano. Come ogni lettore ben sa, il Calendario liturgico costituisce quel punto di riferimento essenziale per regolare l’azione liturgica. In questa linea quanto troviamo all’inizio del Messale e della Liturgia delle Ore è da considerare la via maestra per far sì che ogni celebrazione sia ordinata sotto tutti gli aspetti. Accanto al Calendario generale la tradizione liturgica ha dato spazio, progressivamente, agli esponenti della santità secondo le diverse aree geocultuali, o meglio come espressione delle singole Chiese locali. Da qui il culto di santi lungo la storia, che troverà uno sviluppo nel sorgere di chiese ad essi dedicate, e successivamente anche a santuari soprattutto mariani. 

     

    INDICE GENERALE DEL FASCICOLO

     

    Sommario     pp. 389-395
    Editoriale      pp. 397-403


    STUDI


    M. Augé      pp. 405-416
    Nei Santi la Chiesa celebra il Mistero pasquale di Cristo
    Lo studio illustra l’affermazione di SC 104. In una prima parte si sottolinea come già nelle origini e nei primi sviluppi il culto dei martiri, e in seguito, degli altri santi, ha avuto uno stretto rapporto con la celebrazione del mistero pasquale. Tra l’altro, le prime testimonianze del culto dei martiri coincidono cronologicamente con le prime testimonianze della celebrazione della pasqua annuale, a metà secolo II, in due zone vicine dell’Asia Minore: Sirte e Smirne. La seconda parte dello studio presta una attenzione particolare all’eucologia del Messale Romano e della tradizione romana in generale. Vengono messi in evidenza alcuni testi in cui il mistero pasquale rappresenta il punto di riferimento fondamentale per una adeguata valutazione teologica e pastorale del Santorale e dell’intero anno liturgico. I santi sono proposti alla comunità cristiana come coloro che hanno vissuto in pienezza il mistero pasquale del Cristo, ed è in tale senso che essi diventano modelli di vita cristiana e validi intercessori del popolo di Dio.

    This essay illustrates the statement of SC 104. In the first part the A. puts in evidence that already at the origins and first developments of the martyrs worship, and later on of other saints, there has been a close link with the celebration of the Paschal Mystery. Among other aspects, the first evidences of the martyrs worship are chronologically coincident with the first evidences of the yearly Easter celebration, in the middle of the second century, in two near regions of the Asia Minor: Smyrna and Syrtis. The second part of this essay turns its particular attention to the euchology of the Roman Missal and of the Roman tradition in general. Some texts are put in evidence, in which the Paschal Mystery represents the point of main reference for an adequate theological and pastoral evaluation of the Calendar of the saints and f the whole liturgical year. The saints are proposed to the Christian community as persons who have lived the Paschal mystery of Christ in fullness, and in this sense they become models of Christina life and valid intercessors of the People of God.

    J.A. Goñi      pp. 417-451
    Origine ed evoluzione del Calendario romano
    Lo studio descrive l’origine e l’evoluzione del Calendario Romano. Le sue radici si riscontrano nelle prime celebrazioni del rito romano, segnalate dal Cronografo Filocaliano e dal Martirologio Geronimiano. Si conoscono le sue prime manifestazioni liturgiche mediante i sacramentari Veronense, Gelasiano, e Gregoriano. Durante l’epoca carolingia il Calendario si arricchì con le tradizioni gallicane e si diffuse in tutta l’Europa occidentale nel Medioevo, grazie all’opera dei francescani. A partire dal Concilio di Trento fu incluso dalla Sede Apostolica nei libri liturgici tridentini e la sua evoluzione fu controllata dalla Congregazione dei Riti. Infine, nell’ambito della riforma generale della liturgia, promossa dal Concilio Vaticano II, fu revisionato e rinnovato.

    This essay relates about the origin and the evolution of the Roman Calendar. Its roots are found in the first celebrations of the Roman rite, that are pointed out by the Chronograph of Filocalus and by the Martyrologium Hieronymianum. Its first liturgical evidences are contained in the Sacramentary Veronense, Gelasianum and Gregorianum. During the Carolingian age, this Calendar was enriched with Gallican traditions and was spread in the whole Europe during the Middle Ages thanks to the work of the Franciscan friars. Since the Trent Council, it was included in the Trent liturgical books and its evolution was controlled by the Congregation of Rites. Finally, within the general reform of the liturgy, that was promoted by the Second Vatican Council, the Roman Calendar has been revised and renewed.

     

    C. Maggioni      pp. 453-463

    L’istruzione sui Calendari particolari e i Propri (24 giugno 1970)
    In attuazione di SC 111 e redatta entro il quadro normativo delle Normae universales de anno liturgico et de Calendario, l’Istruzione Calendaria particularia ha inteso applicarne la disciplina, richiamare i principi e dare indicazioni per la revisione dei Calendari liturgici di nazioni, regioni, diocesi e famiglie religiose, come dei relativi Propri delle Messe e della Liturgia delle Ore. Nello studio si percorrono i capitoli dell’Istruzione e, nella conclusione, si segnalano aspetti ulteriormente considerati negli anni successivi.

    Putting into effect SC 111 and being written within the normative frame of the Normae universales de anno liturgico et de Calendario, the Instruction Calendaria particularia wanted to carry out its discipline, to recall its principles and give indications for the revision of the liturgical Calendars of nations, regions, dioceses and religious families, as well as the respective proper of the Masses and of the Liturgy of the Hours. In this study are described all the chapter of the Instruction and finally are indicated some aspects that has been taken into consideration in the following years.

    NOTE

    S. Culiersi      pp. 465-473

    Il Proprio della diocesi di Bologna
    Presentato il calendario proprio della Chiesa bolognese, l’Autore collega l’edizione del Proprio con la contestuale vita ecclesiale degli anni 90, promossa dall’arcivescovo card. Giacomo Biffi per la promozione della nuova evangelizzazione. Alcuni elementi fondamentali delle indicazioni pastorali hanno trovato felice attuazione nei libri liturgici propri della Chiesa locale: la valorizzazione dell’eucaristia domenicale; il culto alla Madre di Dio in chiave cristologica; il mistero salvifico della Chiesa locale; il ruolo episcopale nella promozione della missione ecclesiale; la risorsa martiriale e santorale per l’evangelizzazione. Un ultimo accenno è dedicato alla veste tipografica ed editoriale.

    After having presented the proper Calendar of the Diocese of Bologna, the A. refers the edition of the Proper with the context of the ecclesial life during the Nineties years of the last century, a life that was promoted by the archbishop card. James Biffi, who wanted to give a stimulus of a new evangelization. Some fundamental elements of these pastoral indications have found an happy fulfilment within the liturgical books that are proper of the local church: the improvement of the Sunday liturgy, the worship of the Mother of God in a Christological point of view, the salvific mystery of the local Church, the bishop’s role for the promotion of the ecclesial mission, the resource of the martyrs and saints for the evangelization. A last mention is given to the typographical and editorial format.

     

    R. Barile      pp. 475-783
    Liturgia domenicana: Santorale
    L’ordine domenicano giunse al Vaticano II con un proprio rito, per cui, presupposta la scelta postconciliare di adottare il rito romano, si trattò in primo luogo di scegliere alcuni elementi particolari che si potessero conservare: alcuni dei più notevoli sono citati nell’articolo. Quanto al Santorale, ad oggi si contano circa 120 celebrazioni ben differenziate nel grado, di modo che il calendario delle province e dei conventi risulti equilibrato. Il periodo che ha visto la maggiore acquisizione dei beati e in parte dei santi nel calendario va dal 1600 al 1800. Nel 1900 sono aumentate le canonizzazioni, ma senza l’impatto delle precedenti. Ad un altro livello, mentre i testi eucologici risultano soddisfacenti, le letture agiografiche tendono ad eccedere in lunghezza rispetto alla misura standard del rito romano.

    The Dominican Order arrived until Vatican II with a rite of its own, therefore, given as a presupposition the post-conciliar choice of adopting the Roman rite, the first question was to choose some particular elements, which could be conserved: some of the most relevant of these elements are quoted in this essay. As regards to the Sanctorale, until today we have 120 celebrations, very different with respect to the degree, so that the calendar of provinces and friaries results well balanced. The period that has seen the greatest acquisition of the blessed and partially of the saints inside the calendar goes from 1600 until 1800. In 1900 the canonizations have increased, but without having the same impact of the previous. On another level, while the euchologic texts are satisfactory, the hagiographic readings are inclined to exceed in their length the standard measure of the Roman rite.

     

    ORIZZONTI


    N. Valli      pp. 485-494
    La celebrazione della memoria dei Beati negli ultimi decenni: la Notificazione De cultu Beatorum (1999) e la sua attuazione
    Dopo aver esaminato i contenuti generali e le norme particolari rintracciabili nella Notificazione della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti dal titolo De cultu Beatorum (1999), la verifica della sua applicazione al calendario particolare dell’arcidiocesi
    di Milano, in rapporto a quello di Roma, ne segnala il valore di punto di riferimento per le competenti autorità diocesane e religiose nella determinazione del grado delle memorie liturgiche dei Beati, in vista di un equilibrio tra culto dei Santi e De tempore.

    After having examined the general contents and the particular norms that are given by the Notification De cultu Beatorum (1999), published by the Congregation for Divine Worship and the Sacraments, its accomplishment in the particular calendar of the Diocese Milan is compared with that of Rome and its value is indicated as a point of reference for the diocesan and religious authorities, in order to determine the degree of the liturgical memories of the Blessed in sight of a balance between worship of the Saints and the liturgy De tempore.

     

    C. Magnoli      pp. 495-508

    “Dio, mirabile nei suoi santi”. Il Calendario e il Proprio dei santi nella Chiesa di Milano
    Nella recente pubblicazione del Lezionario ambrosiano per le celebrazioni dei santi (2010) la Chiesa ambrosiana ha ristrutturato il proprio calendario distinguendo tre livelli: comune a tutti gli ambrosiani; proprio delle diverse diocesi interessate, a cominciare dall’arcidiocesi di Milano; urbano per la città di Milano. L’articolo presenta prima le ragioni storiche generali e pastorali di questa scelta recente, entrando poi in un’analisi più minuta e dettagliata delle scelte operate nei primi due livelli calendariali al fine di mettere in rilievo ciò che è comune al calendario romano e ciò che è specifico e proprio del calendario ambrosiano milanese.

    In the recent publication of the Ambrosian Lectionary for the celebrations of the saints (2010), the Ambrosian Church has restructured its own calendar, distinguishing three levels: the one common to all Ambrosian; the proper for the different concerned dioceses, beginning from the archdiocese of Milan; and the urban proper for the city of Milan. This essay presents first the general historical and pastoral reasons of this recent choice; then it achieves a more minute and detailed analysis of the choices that have been made with reference to the two first levels of the calendar, in order to put in evidence what is common with the Roman Calendar and what is specific and proper of the Ambrosian Milanese calendar.


    R. Iacopino      pp. 509-518
    Le celebrazioni dei Santi nei Menei della Chiesa Bizantina
    La fonte più importante dell’agiografia bizantina insieme al Sinassario è certamente l’abbondante e ricca Innografia liturgica contenuta nei Menei. I Santi sono classificati in specifiche categorie; si va dai Santi dell’Antico Testamento, soprattutto i Profeti e fra tutti san Giovanni il Battista, agli Angeli, ai santi Martiri, per passare poi agli Apostoli, ai grandi Padri nella fede come i Dottori ecumenici, ai Vescovi e Monaci. Particolare importanza viene riservata alla memoria dei Santi locali, il cui Proprio viene intercalato con quello del tempo, grazie alle prescrizioni contenute nel Typikòn liturgico.

    The most important source of the Byzantine hagiography, together with the Synaxarium is certainly the rich and plentiful Liturgical Hymnography that is contained in the Menei. The Saints are classified in specific categories: we go from the Saints of the Old Testament, above all the Prophets, and among all Saint John the Baptist, through the Angels and Martyrs, and then passing to the Apostles, the great Fathers of the faith, like the ecumenical Doctors, the Bishops and Monks. A peculiar importance is given to the memory of local Saints, whose Proper is inserted within that of the time, thanks to the norms contained in the liturgical Typikòn.


    Z. Pažin      pp. 519-536
    Creatività eucologica nel Messale proprio della diocesi di Đakovo e Srijem
    Negli anni dell’entusiasmo liturgico, nella piccola diocesi di Đakovo e Srijem, nel 1967, è stato pubblicato un nuovo Messale proprio. In questa edizione per tutte le memorie dei santi sono state composte delle orazioni nuove. L’attuale Messale proprio della diocesi di Đakovo e Srijem, edito nel 1990, riprende tutte le orazioni dal Messale proprio del 1967. In questo articolo, come esempio della creatività eucologica di questo Messale, vengono presentate le tre memorie dei martiri del IV secolo: quelle di S. Ireneo di Sirmio, Ss. Eusebio e Pollione di Cibali e S. Sereno di Sirmio. Le orazioni – ispirate agli atti dei martiri – hanno un grande valore teologico e liturgico. I redattori hanno anche cercato di collegare il martirio dei santi con il mistero pasquale di Cristo. Ed infine, la vita di ogni cristiano va considerata nella luce della testimonianza dei santi martiri. Si vede, così, che l’odierna Chiesa di Đakovo e Srijem è costruita sopra “il fondamento degli apostoli e dei profeti” (Ef 2,20). Le memorie di questi martiri, in modo speciale le relative orazioni, sono un ottimo esempio di creatività eucologica.

    During the years of the liturgical enthusiasm, in the little Diocese of Dakovo and Srijem was published in 1967 a new proper Missal. In this edition, for all memories of the Saints, have been written new prayers. The present Missal, proper of the Diocese of Dakovo and Srijem and published in 1990, takes again all the prayers of the 1967 Missal. In this essay, as an instance of the euchologic creativity of this Missal, are presented the three memories of the IV century’s martyrs, saint Irenaeus of Sirmium, the saints Eusebius and Pollio of Cybalae and St. Serenus of Sirmium. The prayers – inspired by the Acta Martyrum - have a great theological and liturgical value. The editors have tried to connect the martyrdom of the saints with the Paschal mystery of Christ. And finally, the life of every Christian must be considered in the light of the saints martyrs witness. So we can see that the present Church of Dakovo and Srijem is built over «the foundation of the apostles and prophets» (Ep 2,20). The memories of these martyrs, and in a special way their respective prayers, are an excellent example of euchologic creativity.


    P. Sorci      pp. 537-551
    Le vicende del Calendario romano attraverso i secoli
    Il culto dei santi ha origine dal culto dei defunti, per il quale i cristiani si adeguano alle consuetudini del luogo e del tempo, con la differenza che essi anziché radunarsi sul luogo della sepoltura nel genetliaco, lo fanno nell’anniversario della morte, anziché pregare per il santo, si raccomandano alla sua preghiera. I primi santi ad essere venerati con culto liturgico furono i martiri, seguirono i confessores, quindi i monaci e gli asceti, seguirono le vergini, i vescovi e via via tutti gli altri. Il culto dei santi fu all’origine locale, legato al luogo della sepoltura. Soltanto a partire dal secolo IV, furono accolti nel calendario santi che non erano vissuti nel luogo. Fattore determinante per lo sviluppo del calendario fu la spartizione e traslazione delle reliquie, che Roma accettò solo a partire dal secolo VI. Con l’adozione dei libri liturgici romani nelle Chiese della Gallia e della Germania il calendario della Chiesa di Roma fu accolto in quei paesi subendo degli ampliamenti. Molto contribuirono alla diffusione del culto dei santi i martirologi, le passiones e le legendae dei santi e, a partire dalla fine del secolo X, le canonizzazioni. Nel medio evo ci furono esagerazioni, dovute soprattutto all’oscuramento del ruolo mediatore di Cristo, il cui posto fu assunto dai santi, e questo determinò l’inflazione del calendario. La riforma del Breviario e del Messale voluta del concilio di Trento portò con sé una drastica riduzione del calendario. Ma esso tornò presto a riempirsi di santi sino ad oscurare il proprio del tempo. Tentativi di riforma furono fatti da Benedetto XIV (1742-1758) e soprattutto dalla commissione istituita da Pio XII per la riforma generale della liturgia (1948-1960). Ma per una vera riforma del calendario si dovrà attendere la costituzione Sacrosanctum Concilium del Vaticano II. 

    The worship of the saints has its origin from the worship of the dead, for which Christians follow the local and historical customs, with the difference that Christians do not gather on the place of the burial on the birthday, but on the death anniversary: instead of praying for the saint, they recommend themselves to his prayers. The first saints to be worshipped with a liturgical cult were the martyrs, then followed the confessores, later the monks and the ascetics and finally the virgins, the bishops and so forth all the other. At the beginning, the worship of the saints was local and linked to the place of the burial. Only starting from the IV century were inserted in the Calendar saints who had not lived in the city of Rome. A determinant factor for the evolution of the Calendar was the partition and the transfer of the relics, that Rome accepted only starting from the VI century. Thanks to the adoption of the Roman liturgical books by the churches of Germany and Gaul, the Roman Calendar was received in those countries, getting also some amplifications. A great contribute for the diffusion of the worship of the saints, was given by the martyrologies, the passiones or legendae of the saints, and, starting from the X century, by canonizations. During the Middle Ages, there were some exaggerations: the reason was the obscuring of the mediator role of Christ, whose place was taken by the saints. This matter of fact determined the inflation of the Calendar. The reform of the Missal and of the Breviary, imposed by the Trent Council, produced a drastic reduction of the Calendar. But soon it was filled again with celebrations of the saints, so that the proper of the time was obscured. Attempts of reform was made by pope Benedict XIV (1742-1758) and above all by the commission that pope Pius XII established for the general reform of the liturgy (1948-1960). But for a true reform of the Calendar, we shall wait the constitution Sacrosanctum Concilium of Vatican II.

     

    RECENSIONI      pp. 553-575

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